Cerca nel blog

venerdì 11 marzo 2016

IN EQUILIBRIO LUNGO IL CONFINE –Viaggio in Thailandia – parte 15 Umphang e la sua natura meravigliosa!



"Death highway"...così viene chiamata la route 1090....1219 curve, in sali scendi, che segnano la rotta da Mae Sot ad Umphang....kilometri di discese e salite ripide...e a bordo strada sia a destra sia a sinistra una muraglia di foresta che a tratti diventa giungla tanto è fitta la vegetazione e si ha la sensazione percorrendola che oltre a flora e fauna non vi sia altra forma di vita se non io e Nadia sul nostro scooter 125



perchè per km e km non si incontra un villaggio, una tetto di foglie, un volto segnato da rughe di saggezza...sembra di vivere in un altro mondo in cui la civiltà ancora non esisteva...e la sensazione che ti si appiccica addosso è quella di una spremuta di natura allo stato selvaggio e puro....uau!!! gli occhi si riempiono di ogni goccia d'aria pura che si respira....e di ogni suono che diventa musica piacevole e gradita compagnia lungo il percorso.



Questa "strada della morte" è un continuo salire e scendere di asfalto, fortunatamente, anche se a tratti diventa per qualche decina di metri un fuori pista misto ghiaia !!!

4.30/5.00 ore di viaggio, in scooter, e si giunge ad Umphang, un villaggio di medie dimensioni abitato soprattutto da etnia karen.




Umphang, a sud rispetto Mae Sot, è conosciuto per i suoi trekking e per il raffting, per le sue "nam tok" (=acqua che cade) ossia cascate. La più famosa e visitata cascata della zona di Tak, la Nam Tok Thilawsu, è situata proprio nel cuore di Umphang e si trova a 25 km di cammino dalla strada principale...si raggiunge rigorosamente a piedi oppure, a pagamento, si può venire accompagnati da un’apposita jeep. Moltissime sono anche la “cave” (=grotte) che si possono visitare in questa zona.





Un po’ per pigrizia nel camminare ed un po’ per i costi elevati che la visita in jeep prevede, noi abbiamo preferito tracciare per le strade che da Umphang raggiungono altri villaggi karen fino ad entrare a Palatha.
Palatha è un micro villaggio con una natura da togliere il fiato e da cui non riesci a staccare gli occhi...immense palme che si stagliano dritte verso il blu, fiume che si mostra e si nasconde come un serpente in agguato ma innocuo, montagne che delimitano il confine tra Thailandia e Birmania, immensi bambù che si intrecciano così fitti che è impossibile pensare di vedere dall'altra parte, distese di coltivazioni di papaya, lime e banani... uno spettacolo!!!





In questo viaggiare arriviamo alla fine della strada asfaltata che è segnata da un masso in cui è segnato il numero (1090) ed il numero 0 (zero)...fine corsa....ma si può proseguire anche se la strada diventa un fuori pista sterrato....e la stessa sensazione ci pervade...km e km di sterrato  fino a che la strada si blocca e segna l’ingresso ad una riserva naturale patrimonio dell'UNESCO.

Girovagando in sella alla moto e seguendo direzioni a casaccio arriviamo ad un posto di confine e chiedendo capiamo di essere arrivate ad una frontiera ufficiosa che collega Thailandia e Birmania…tanta la voglia di oltrepassare l’immaginario confine ma, allo stesso tempo, la consapevolezza del non poterlo fare ci fa decidere di fare dietro front e di godere di nuovi paesaggi che la Thailandia offre.



Non mi prolungo oltre...anche se di avventure da raccontare ce ne sono a catinelle...ma questa è stata la meraviglia assoluta del nostro viaggiare.

Il nostro alloggio ad Umphang  è un luogo dove molti tailandesi nel week end e anche alcuni occidentali scelgono di trascorrere qualche giorno di pace e riposo. Il bungalow  è semplice  ed accogliente e l’intero stabile, composto di bungalow e case in muratura, è gestito da persone discrete e gentili in un luogo tranquillo circondato da alberi e a pochi metri un torrente che culla le nostre notti....e da un office a dir poco...alternativo.  A pochi metri da qui ci sono un paio di ristoranti thai con buon cibo locale e tutte le piccole ma necessarie comodità che servono per non farsi mancare nulla…come un cappuccino o l’ufficio informazioni a poche centinaia di metri dal nostro alloggio
(Garden Huts), ed ancora l’immancabile e benedetto 7eleven, un minimarket super fornito di tutto quello che serve e molto di più.






In questo luogo naturale e per certi aspetti incontaminato abbiamo staccato la presa della quotidianità lavorativa....ci voleva.




Eppure c’è qualcosa che non posso dimenticare...a circa metà strada tra Umphang e Mae Sot c'è il campo profughi di Um Piam (circa 15.000 profughi birmani vivono al suo interno)...inerpicato sulla collina in una zona in cui l'aria è fredda e gelida a tratti...e in cui le prospettive di vita sono quasi inesistenti...è sempre un pugno alla bocca dello stomaco vedere questi volti che non hanno futuro, identità...
e ancora una volta il border tra questi due paesi è carico di contraddizioni inevitabili in cui tanta bellezza si mescola a tanta tristezza! 



Con questo bellissimo ed anche triste paesaggio naturale stampato sul cuore, saluto questa terra sempre ricca di sorprese e aspetto il prossimo ritorno per dare un seguito a questa avventura umana e di continuo viaggio sempre in divenire!!!



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

siamo anche social

Condividi su Facebook   Seguimi su Twitter   Seguimi su Google Plus   Instagram